Prima verificare l’obbligo della cooperativa
La platea dei segnalanti va definita dopo aver verificato se e in quale ambito si applica il D.Lgs. 24/2023. Per i soggetti privati contano i criteri dell’articolo 2 e le distinzioni dell’articolo 3: dimensione occupazionale, attività nei settori indicati dalla normativa e adozione del Modello 231. La sola denominazione di cooperativa sociale non risolve questa verifica.
L’analisi deve chiarire anche quali violazioni rientrano nel canale. Un elenco molto ampio di persone, accompagnato da una descrizione inesatta delle materie segnalabili, può generare aspettative che la procedura non riesce a soddisfare.
Il socio lavoratore può avere più qualifiche rilevanti
L’articolo 3 comprende, alle condizioni previste, lavoratori subordinati, autonomi, collaboratori, liberi professionisti, consulenti e persone con funzioni di amministrazione, direzione, controllo, vigilanza o rappresentanza. Per un socio lavoratore occorre quindi guardare al rapporto effettivamente svolto, senza fermarsi alla qualifica associativa.
Una contestazione esclusivamente personale sul proprio rapporto di lavoro non diventa whistleblowing perché proviene da un socio. L’articolo 1 esclude le rivendicazioni legate unicamente a interessi individuali nei termini previsti dalla disposizione.
Volontari, tirocinanti ed ex collaboratori
La disciplina include volontari e tirocinanti, retribuiti e non retribuiti. Può operare anche prima dell’inizio del rapporto, durante il periodo di prova o dopo la sua cessazione, quando ricorrono le condizioni relative all’acquisizione delle informazioni nel contesto lavorativo.
Per questo una pagina accessibile soltanto dall’intranet attiva dei dipendenti può essere insufficiente sul piano organizzativo. Un volontario o un ex collaboratore deve poter trovare informazioni comprensibili sul canale, senza dipendere dalla disponibilità del responsabile di reparto.
Come costruire una comunicazione utile
La cooperativa può predisporre una scheda breve per le diverse categorie, coordinata con la procedura completa. Il linguaggio deve spiegare cosa segnalare, chi riceve, come mantenere il dialogo e quali altri strumenti usare per richieste ordinarie.
- Inserire il riferimento al canale nei materiali di ingresso di lavoratori e volontari.
- Verificare l’accessibilità della pagina anche da un dispositivo esterno.
- Evitare di chiedere a un coordinatore di raccogliere informalmente le segnalazioni per tutti.
- Indicare modalità scritte e orali e le condizioni di accesso al canale esterno.
Un controllo congiunto di direzione, OdV e consulenti
La direzione può censire i rapporti presenti; il soggetto incaricato della gestione definisce il percorso operativo; DPO e consulenti supportano gli aspetti di rispettiva competenza. Il risultato utile è una procedura aderente all’organizzazione reale, non un elenco copiato da un’azienda diversa.
Una piattaforma dedicata rende più semplice offrire un punto di accesso riconoscibile e un dialogo riservato. Non sostituisce però la verifica del perimetro normativo né la formazione di chi deve ricevere e trattare le segnalazioni.
Domande frequenti
Tutti i soci possono inviare qualsiasi segnalazione protetta?
No. Vanno verificati posizione, contesto di acquisizione delle informazioni, materia segnalata e condizioni previste dal decreto.
I volontari devono avere un indirizzo email aziendale?
La disciplina non impone questo requisito per poter segnalare. Il canale deve essere organizzato tenendo conto anche di chi non dispone di credenziali aziendali.



